Femdom e sadomaso precotto. Tra il dire e il fare …..

Succede sempre così, quando si parla troppo e troppo spesso di una certa cosa si inizia a perdere interesse nella stessa. Ma quando è un bottom che si mette nelle condizioni del volere dimostrare che sa tutto diventa per me più interessante e facile poterlo disciplinare”.

Elisa Visconti

Ma che cosa è la disciplina? Questa parola etimologocamente significa “discepolo”.  La disciplina è l’atto di istruire, è modo e regola di insegnare precetti riferiti in particolare modo alle scienze a all’arte liberale. Nella milizia disciplinare significa richiamare all’ordine  alle regole attraverso metodi di correzioni e castighi. Ma non è il significato etimologico di cui oggi domenica voglio parlare sebbene esso incarni perfettamente ciò che io sono, abbraccio, studio e promuovo. Ossia la Disciplina cdsm che io non amo chiamare dominazione che trovo sia un termine assai riduttivo a dispetto di ciò che io svolgo e rappresento.  Oggi parlerò non della Disciplna cdsm  ma di come un seguace della mia filosofia si debba riportare verso essa.

Stamane sono stata a messa e entrambi i vangeli di oggi mi hanno fatto riflettere. Parlavano entrambi di fiducia e della consapevolezza dell’essere servo.

Gli apostoli dissero al Signore:

«Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»

È un male molto diffuso tra i credenti quello di considerare la fede come un atteggiamento puramente intellettuale, come la semplice accettazione di alcune verità. Cioè una fede che si traduce in una presa di posizione teorica, senza una vera incidenza sulla vita. Questo squilibrio ha come conseguenza  l’esitazione davanti alle difficoltà che incontriamo ogni giorno e che sono sovente insormontabili se noi non siamo abbastanza radicati in Dio. Allora ci rivoltiamo con la stessa reazione insolente e insultante che scopriamo nelle parole del libro di Abacuc….

Questa omelia mi ha fatto riflettere…

Quanti slave bottom o servi in realtà sono disposti e fedeli nell’esere disciplinati nel vero senso del termine che ho inserito anticipatamente al post proprio per ricondurre a ciò che significa centralmente la parola disciplina?Quanti sub sono realmente disposti a essere istruiti a imparare ad apprendere precetti riferiti in particolare modo alle scienze a all’arte liberale a essere richiamati all’ordine  alle regole attraverso metodi di correzioni e castighi. Uno su dieci, cento o mille? Quante chiacchiere e quante fantasie in realtà non collimano affatto a ciò che sono i proprositi di una persona. Femdom è disciplina, punto e basta. Non ci sono altre chiacchiere o altre disquisizioni più confortanti o interessanti a parte questa piccola frase. FEMDOM e MALEDOM sono discipline tutto il resto è game over, inutilmente anacronistico, fuori tema banale.  Ma come è possibile diciplinare se non cè dinnanzi alcuno che apprende? Ci sono tre modi di porsi:

  • Le chiacchiere al vento sentite ma non ascoltate o colte,
  • Le chiacchiere insegnate perchè c’è qualcuno dall’altro lato che le ascolta e le impara,
  • Le imposizioni fisiche obbligate.

Può una disciplinaria riuscire nel suo intento se dinnanzi si trova dieci sub che sentono ma non ascoltano? Che fine fanno le chiacchiere gli insegnamenti di una disciplinaria se non vcengono colti? L’atto del disciplinare non è unilaterale necessita di chi sa e vuole apprendere. E i sub nostrani, sono nelle condizioni di volerlo fare?

Per esperienza potrei dire che le capacità le hanno ma il convincimento e la voglia è esponenzialmente presente in base al loro coinvolgimento emotivo. Apprendono temporanenamente ciò che vogliono, come vogliono, quando vogliono con chi vogliono. Questo si verifica sia nel prodomato che nella reale quotidianità in rete. Io vorrei …voglio essere colarizzato da una mistress giovane e avvenente solo per il fetish……Io invece preferisco le sadiche femdom che fustigano..Io amo essere insultato adoro le ginarchiche che mi insultano….Io invece voglio quella matura…Io preferisco il bdsm io il cdsm……Io io io. Vi siete chiesti se lo slave vero deve dimostrare  la sua identità? E se si come? Non dovrebbe essere solo FELICE di potere ESEGUIRE e di potere ESSERE UTILE in qualche modo? Per piacere se siete così, non chiamatevi slave. Usate i termini che già esistono come sub, bottom, curioso, ma non datevi una valore che non avete.

L’omelia di oggi continuava citando un altro vangelo:

Può un servo mangiare prima del padrone? non sarà forse lui a rimboccarsi le maniche a non mangiare a preparare il pranzo a servire il suyo signore e poi a mangiare dopo di lui dopo che ha eseguito i suoi doverei? ed è giusto che il servo possa aspettarsi un grazie per ciò che è lo svolgere il suo dovere?

Quindi? Anche Dio esige che sia servito e un servitore è tale perchè è il suo ruolo un ruolo di nascita e tale ruolo non esige nessun riconoscimento. Il servitore sa di esserlo, accetta il suo ruolo e non si aspetta riconoscimento alcuno.

Questo è l’essenza dell’essere slave. Esserlo e basta senza voler nessun riconoscimento avendo fede in chi disciplina incondizionatamente.

Elisa Visconti

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Filed Under: Sociologia delle parafilie

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avatar About the Author: Sociologa, Coach, Giornalista e Scrittrice. Studiosa e ricercatrice dei comportamenti sociali e parafiliaci sia in chiave asintomatica che in chiave deviata in contesti relazionali, sociali e criminali. Produttrice di format tv, Presidente Nazionale di Alleanza Italiana, Fondatore del gruppo Alleanza.

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  1. avatar Blu200010 scrive:

    Vi sono grato per la risposta e per aver dato con disponibilità, cuore e sincerità un pezzo delle vostre intenzioni e dei vostri pensieri. Evidentemente quanto scrivete dimostra una volta per tutte, che per voi lo slave, il sub o come si vuole chiamare tecnicamente non è un pupazzo, ma si lega a voi in un rapporto unico e fortissimo, tanto quanto forte, limpida ed autentica è la vostra passione. E’ certo che siete molto esigente e selettiva, ma chi da’ tanto come voi, ha diritto di essere ricambiata con il meglio.

    grazie per avere compreso.

  2. avatar elisavisconti scrive:

    Questa frase “liturgia della parola” mi ha sempre incuriosito sin da bambina. Sin pa piccola cercavo di intromettemi nei discorsi degli adulti e puntualmente venivo accantonata con le solite frasi, non sono cose per te, sono discorsi per adulti, cose ne vuoi capire te etc.. E quando da adolescente un pò più grandicella cercavo di dire la mia opinione, la frase ricorrente era la stessa “ma che ne vuoi sapere tu saputella?”…Deprimente, non potersi esprimere e quindi non potere nemmeno imparare. Ma c’erano due posti che mi lasciavano libera di respirare. Una era la messa. Le omelie erano così difficili da capire che mi affascinavano e il parroco non teneva conto dell’età ma parlava a tutti con una sola lingua senza discriminare. L’altra era mio nonno che mi ha cresciuta a pane e enigmistica. Ho imparato la logica e la capacità di collegare le cose cercando i significati che stanno dietro certi enigmi proprio da lì. Ho sempre amato la cultura, le lingue, il capire il discutere il confrontarmi. Non amo fermarmi dinnanzi al “fuori” perchè ho imparato anche a mie spese che il “dentro” spesso è addirittura in contrasto con ciò che si crede vero. Ho sempre avuto da che io ricordi l’amore incondizionato per la giustizia gli equilibri le equità in generale. Non ho mai accettato e capito le discimimazioni. Ricordo una volta da ragazza alle superiori, una suora ci provocò dicendo: “Se aveste due figli in una stanza, la stanza prende fuoco e ne potete salvare solo uno, e uno dei due è un figlio adotatto chi salvereste?Tutte (la scuola esra per sole femmine) risposero mio figlio, qualcuna invece per rendersi grande rispose l’adottato. Io stetti in silenzio ad ascoltare lo faccio sempre quando non sono sicura e debbo riflettere. Solo una ragazza diede la risposta giusta, ed era la ragazza più miserabile della brigata, la classica attacca brighe, quella di cui non ci si può fidare. Rispose, il primo che capita. Mi stupii, non tanto per la risposta ma per chi l’aveva concepita. Era così facile poterla giudicare da come si comportava invece dentro era l’opposto. da li comincia a imparare a guardare oltre, oltre ai sorrisi, ai complimenti, alle mani in tasca, al colore della pelle, oltre ai salamelecchi ai mutismi, alle miserie. Oltre all’apparire sia esso positivo o negativo, semplice o bizzarro. da qua puoi capire la mia risposta. Sarebbe facile avere a che fare con un mondo di replicanti coatti perchè applicherei lo stesso ordine a chiunque senza sbattimenti alcuni, molte lo fanno, e non solo nel sadomaso. Si sarebbe facile ma non stimolant non vero no soggettivo e di contro non mi comunicherebbe nulla e finirei a diventare una mistress replicante di sub replicanti. Io guardo oltre al corpo, al budget, alla lavoro, ai problemi, alla bellezza alla prestanza, oltre a chi mi si pone davanti e preferisco un curioso e spaurito essere umano da un perfetto replicante, ma anche qua non è facile trovare ciò che io definisco l’autenticità dell’essere. E quando ogni tanto la trovo, o mi illudo di trovarla me la tengo stretta come se fosse il tesoro più raro. L’unica nota triste è che se l’illusione di trovare una rarità si scontra con la realtà del non averla trovata la sofferenza emotiva è davvero cocente. Ecco perchè sono così esigente e così difficilmente raggiungibile.

  3. avatar Blu200010 scrive:

    Da quando vi leggo, mi sono state da subito chiare alcune cose ; che avete una conoscenza quasi enciclopedica del vostro mondo ; che non giocate ad essere una disciplinante. Lo siete per natura e basta. Tuttavia quello che maggiormente mi colpisce di voi è la vostra mente brillante che vi permette, giovane come siete, di dimostrare conoscenza e competenze di mondi complessi e anche lontani dal vostro. E poi quello che mi incanta particolarmente è la vostra saggezza, il buon senso che dimostrate e una complessità strabiliante della vostra personalità. Insomma non siete certamente monocorde. Proprio per questo, mi ricordo di aver letto piu’ volte, che considerate il vero e proprio “slave” quasi come una rarità, assolutamente poco diffuso proprio come una specie rara in via di estinzione….Dato per certo questo, pare che voi consideriate la maggior parte di chi si rapporta con voi sia nell’attività professionale, sia forse in quella piu’ privata come un soggetto, un sub che sia motivato prevalentemente da “moventi” di carattere erotico-sessuali (poiché siete molto bella), piu’ che da modalità relazionali che lo facciano rapportare a voi come un discepolo, come uno che accetta di essere istruito, come uno che vi serve senza chiedervi nulla e che è contento di farlo. Insomma, come uno che non vi pone richieste o pretese o limiti appunto perché ha fede e fiducia assoluta in voi. Ma una cosa mi incuriosisce e mi confonde allo stesso tempo: che cosa rappresenta il sub per voi? E’ una personalità singolare ed infungibile oppure un clone che non ha volto e che ripete gli stessi step con automatismi ricorrenti? Qual è il rapporto, che tipo di legame vi intrattiene con i vostri sub? So’ che siete rigida e severa, ma se volete anche molto dolce e paziente e percio’ forse perdonerete le mie domande da persona non esperta.

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