Parafilie.Trasgredire è legittimo? Quando le regole trasgressive sono socialmente accettabili?Esiste una linea di confine e condotta?

Miss Elisa Visconti

Miss Elisa Visconti

Il pregiudizio parafiliaco è dato dalla morale popolare o da un moralismo? Che differenza c’è? E possono il senso di colpa, la diffidenza, la paura della non accettazione di se da parte propria e sociale, lo stesso pregiudizio essere cause che impediscono di vivere in modo sereno la propria vita parafiliaca? Ed essere dei parafiliaci significa essere trasgressivi? Troppe domande a cui non dare delle risposte? E quali sono le soluzioni? Le risposte ci sono e le soluzioni pure… Ma come sempre prima di affrontarle insieme facciamo un viaggio attraverso l’essere umano e le sua terminologie. Scopriamolo insieme.



Miss Elisa

Cara Elisa,

ti rispondo qui poi mi iscrivo ai tuoi canali e pagine web così partecipo alle conversazioni collettive. Il tuo programma culturale parafiliaco Eramantica trasmesso su you tube è estremamente interessante e dovrebbe avere una diffusione maggiore. Certo che gli argomenti che tocchi non sono da poco: trasgressione, violenza sulla donne, prostituzione. Tu comunque riesci a trattarli con originalità e garbo e non è poco. Mi trovo perfettamente d’accordo sul tuo concetto di escort e su come tratti le richieste di sadomaso estremo e non avrei da aggiungere altro a ciò che dici. Riguardo la trasgressione, potrei dirti la mia personale visione. Per me la trasgressione non esiste, nel senso che ognuno di noi si costruisce un insieme di leggi morali (talvolta indipendenti dalla leggi comunemente condivise) e a quelle risponde. Se risponde a quelle, non vedo dove sia la trasgressione. Trasgredire per me significa mancare di rispetto alla propria legge morale, ed è un evento del tutto eccezionale e non augurabile. Ad esempio, io sono single e mi sono creata un codice di comportamento in base a esperienze e riflessioni personali. Secondo questo codice, mio e mio soltanto, io evito di avere rapporti con uomini sposati fidanzati o comunque impegnati. Quella volta che capita, opero una trasgressione, che nella mia mente equivale a debolezza, mancanza di convinzione, quindi ha una accezione del tutto negativa. Qualcosa insomma che non mi perdono, perchè alle mie regole sono fedele.
La domanda è:quanto le mie regole sono socialmente accettabili? perchè è giusto avere un proprio codice ma questo deve comunque fare i conti con la c.d. morale comune“.
Mi sono posta questa domanda soltanto di recente e credimi no è stato un percorso facile arrivare a una risposta. Ho dovuto superare tutta una serie di sensi di colpa che affioravano alla mente, che mi hanno fatto del male, ma ora credo di essere arrivata a un compromesso fra la mia visione della sessualità e quella comunemente accettata. Spero di essere stata chiara e aspetto una tua mail. Nel frattempo mi iscrivo al tuo blog così da poter partecipare attivamente alle tue discussioni. Baci

Carissima,

Molto bella questa lettera. Forse perchè mi sei più affine di ciò che immagini. Ciò che tu dici descrive lo stesso percorso che ho fatto io e che tutt’ora sto affrontando. Tu parli di codice di condotta e sono pienamente d’accordo con te sul fatto che ognuno dovrebbe sapersi auto regolare nella vita al di la del fatto che sia o non una persona parafiliaca. Parli poi di trasgressione. Trasgressione è un termine importante che io stessa sino a pochissimo tempo fa amavo utilizzare come terminologia identificante di quello che io sono. Ma sbagliavo. E perché? L’essere umano da quando nasce è in continua mutazione. Fisica, emotiva, psichica e culturale. Io stessa amo definire le mie evoluzioni come le evoluzioni di un serpente che mutano spesso pelle. Prima stanno bene nella loro pelle, poi mutano e nella fase di transazione vanno in crisi e si isolano, poi si rigenerano nella seconda. E sebbene nella prima pelle ci sono stati magari tre anni e più che bene, ora non potrebbero più utilizzarla perché sono “cresciuti”. Cosa significa? Che io ora non sono più quella che ero, che non lo potrò più essere ma che non rinnegherò mai ciò che ho fatto e vissuto perchè è proprio grazie a questa mia passata esperienza che io ora sono quella che sono, nel bene e nel male. Rinnegare un passato è errato, ma ad un certo punto esso rimane tale perchè quando ci si evolve ci sei rende conto di avere affinato e corretto certe metodologie che prima funzionavano poi no. Quindi ci si perfeziona. Avendo il coraggio anche di trasformare ciò che credevamo funzionasse. Solo gli stolti non si mettersi mai in discussione. Mettersi in discussione è sinonimo di una mente aperta brillante in evoluzione ed umile. Ma non confondiamo il mettersi in discussione con il cambiare sempre bandiera saltando da una posizione all’altra. Quello è diverso. Bisogna sempre rimanere ancorati ai propri principi o alle proprie ideologie sapendo mutare i metodi per esprimersi e per esprimerle. Tu stessa lo hai citato quando hai scritto “… Ho dovuto superare tutta una serie di sensi di colpa che affioravano alla mente, che mi hanno fatto del male, ma ora credo di essere arrivata a un compromesso fra la mia visione della sessualità e quella comunemente accettata”…Ma in questo tuo scritto in cui confermi di avere fatto un percorso doloroso e di mutazione, sottolinei che sei arrivata ad un compromesso. Ciò potrebbe essere corretto se il compromesso trovato non ti facesse sentire soffocata. E dalla tua lettera invece emerge che il compromesso, lo hai dovuto subire più che dirigere per presa di posizione obbligata e non perchè è un corretto metodo diplomatico che ti calza. Quindi mi sorge spontaneo chiederti;il compromesso di cui parli con chi è?

  1. Con te stessa?
  2. O con quel lato di te stessa che non accettava la sua pulsione?
  3. O con la morale sociale?
  4. O con tutte e tre o parte di esse?

E io sono propensa a credere che nel tuo caso, da come hai scritto e ti sei espressa e dalle domande che hai fatto è un misto tra la 2 e la 3. Ossia è solo un lato di te stessa che non riesci ad archiviare e che ogni tanto salta fuori proprio quando ti scontri con l’accettazione sociale che si capisce per te essere fondamentale. Ma a tutto c’è una soluzione. Anche a questo tuo modo di sentirti tirata e incompleta. Ma per portela fare emergere debbo aprire una parentesi fondamentale per farti capire da sola che certe terminologie collocate nel modo sbagliato fanno più danno che bene.

Tra le tue parole citi che :Trasgredire per me significa mancare di rispetto alla propria legge morale, ed è un evento del tutto eccezionale e non augurabile.“. Ottima definizione. Direi la più calzante. Ma subito dopo utilizzi la stessa parola “Trasgredire” per identificare il tuo modo di vita sessualmente alternativo e originale corretto. Quindi da una parte ammetti che la tragressione è andare contro a delle regole e che da quel punto di vista non trasgredisci perché hai un tuo codice etico ben preciso, ma che dall’altra sei trasgressiva. Non è incongruente? Certo che lo è. Ma non sei tu che sbagli. Non sei solo ancora mutata del tutto. Vedi, da sempre noi tutti siamo abituati spesso ad usare a sproposito e a verbalizzare certe terminologie non rendendoci conto che il significato delle stesse è diverso rispetto allo scopo per le quali si usano. Persino io in questi anni ho enormemente sbagliato. Come può un termine che etimologicamente significa andare contro alle regole, diventare un modus operandi alternativo in un contesto che di per se ha delle regole, ma sono diverse da quelle tradizionali? Non può. Ecco perchè da poco, visto che amo continuamente evolvermi, superarmi, affinarmi ho capito che sbagliavo ad abusare di un termine come la parola Trasgredire o Trasgressione per identificare ciò che è uno stile di vita originale. Noi non trasgrediamo. Noi parafiliaci abbiamo regole ben precise, diverse dalle regole tradizionali, ma non per questo scorrette. Potremmo essere definiti trasgressivi da coloro che hanno regole diverse? Certo è possibile, ma è sbagliato. Perchè allora a quel punto se la parola trasgressione significa andare contro alle regole, capirai che ogni singola persona nella vita adotta delle sue regole personali diverse e uniche. Che ogni categoria di lavoro o sociale le ha, che ogni famiglia le ha, che ogni paese le ha, che ogni provincia le ha che ogni nazione le ha. Quindi che significa? Che tutti trasgrediamo sempre e comunque difronte a regole che sono diverse dalle nostre. Sarebbe assurdo non ti pare? Io comunista trovo che il democristiano sia trasgressivo perché non sta alle miei regole. Io Buddista trovo che l’induista lo è perché non sta alle mie regole. Io italiano trovo trasgressivo il comportamento del popolo della Giamaica perché ha regole diverse. E così all’infinito. Abusare della parola trasgressione o generalizzarla è errato. E quindi che parametri usare? Mi chiedi se esistono delle regole comuni? Ma certo. Le leggi civiche, la costituzione, le norme, le discipline che una comunità, una famiglia, una persona segue e rispetta quelle sono imprescindibili da una scelta personale. Anche se bevi il vino, ammetterai che guidare ubriachi è pericoloso e illegale o no? Allora perché tu bevi sei trasgressivo? Perché la metà della comunità dove vivi è astemia allora ti additano come una persona trasgressiva e perversa perché bevi vino? No di certo. Tu puoi bere quanto ti pare, e nessuno ti giudica anche se il vino gli altri non piace, sono solo gusti, ma se sai che devi guidare il tuo buon senso che è oggettivo e non opinabile, ti suggerisce che lo devi fare entro certo criteri oggettivi stabiliti dalla legge. Se fai quello che ti pare trasgredisci e violi le regole civiche e metti in pericoli gli altri. Le parafilie sono la stessa cosa. Tu vuoi porti in modo “alternativo, originale, unico” rispetto al sesso? Lo puoi fare. Sono solo gusti personali. Che non c’entrano nulla con la morale. Perché la metà della comunità dove vivi è tradizionalista allora ti additano come una persona trasgressiva e perversa perché fai sesso alternativo? No di certo. Tu puoi esprimere la tua essere parafiliaco quanto ti pare, che nessuno ti “dovrebbe” giudicare anche se le parafilie gli altri non le amano, sono solo gusti. Ma sai che per praticare senza problemi devi rispettare tuo buon senso che è oggettivo e non opinabile ed è lui che ti suggerisce che lo devi fare entro certo criteri oggettivi stabiliti anche dalla legge. Se fai quello che ti pare anche se sei parafiliaco trasgredisci e violi le regole civiche e metti in pericoli gli altri. Ma non perché sei una parafiliaca.

Ora sin qua tutto chiaro? Però cè un però. Perché io ho sottolineato che nessuno ti dovrebbe giudicare? Perché in realtà sai da te che non è così! Trasgredire è errato sempre e comunque. Ma essere parafiliaci no. Essere parafiliaci (e non trasgredire) è legittimo come ti ho spiegato. Ma allora perché non è accettato? Perché le persone giudica certi comportamenti anche se sono legittimi? Vedi qua si entra nella sfera delle emozioni e dei retaggi culturali e non tanto delle regole comuni. Ciò che tu chiami la morale, ma che altri non è che un moralismo storico culturale. Ci sono scelte nella vita che sono legittime, che non trasgrediscono a nessuna regola civica etica o filosofica, (se non quelle proprie individuali ma come ti ho già spiegato qualunque scelta personale è trasgressiva nei confronti di un’altra opposta o contraria), eppure non sono socialmente accettate. L’essere parafiliaci, l’essere gay, la donna che sceglie di fare il muratore, l’uomo che sta a casa e fa il casalingo, la ragazza che sceglie di fare la escort,la moglie che molla marito e figli e diventa suora di clausura . Ce ne sono di scelte personali che gli altri non vedono di buon occhio e contestano. Mi chiedi se “trasgredire è legittimo, e quando le regole sono socialmente accettabili dal punto di vista sociale“. Trasgredire  è illegittimo in qualunque contesto anche quello parafiliaco. E per rispondere all tua seconda domanda a questo punto bisognerebbe forse porsi una domanda: “ Io so che non potrò mai essere accettata, perché il retaggio culturale anti parafiliaco è troppo radicato. Sono risposta da accettarlo e a continuare comunque la mia scelta?Ho le spalle abbastanza grandi da fregarmene dei commenti altrui?Pur di seguire le mie propensioni sono disposta da ingoiare a volte giudizi che mi fanno male e che sono sbagliati?”. Prima di inerpicarsi lungo il sentiero dobbiamo accettare che spesso non lo conosciamo, che ci sono dietro l’angolo delle insidie, delle difficoltà che non sempre siamo pronti ad affrontare. Ma la cosa fondamentale è farlo con preparazione e convincimento. Se mancano queste due qualità il sentiero ci farà più male che bene. Sebbene nel sentiero delle nostra vita la preparazione sia una componente che negli anni acquisiamo e impariamo (nessuna nasce imparato) Il convincimento è fondamentale. Sopra tutto quando la scelta è di un sentiero che pochi praticano e che ha numerose buche. Un parafiliaco, un gay, un casalingo, una donna muratore, la escort, la suora di clausura che molla figli e marito, sa che il sentiero che sceglie non sarà socialmente accettato. Illudersi che lo potrà diventare e incaponirsi nel dire, “non è giusto che gli altri mi giudichino non faccio nulla di male, non ledo nessuno è una mia scelta, perché non mi lasciano vivere la mia vita, perché mi giudicano un perverso invece sono la persona più onesta al mondo etc…..” non serve a nulla. Perché gli altri non giudicano te, ma la tua scelta che non è conforma a canoni radicati. E’ la scelta che giudicano errata non chi la fa. Non possono comprendere come l’amore per Gesù Cristo, una realtà cos’ impalpabile incerta possa essere messo al primo posto a rispetto di figli e marito. Non potranno mai accettare che una donna guadagni soldi facendo sesso . Che un uomo faccia lavorare la moglie e lui stai a casa a fare il casalingo. E se a loro chiedi perché, non sanno dare una risposta scientificamente logica se non “ perché è così!Perchè è immorarale” e se chiedi a loro cosa significa immorale silenzio piatto????BHO!.

DEF. MORALE: la morale rappresenta la condotta diretta da norme, la guida secondo la quale l’uomo agisce, l’uomo retto che rispetta i principi di giustizia e onesta’. Non dice la morale è non fare la escort, non essere parafiliaca, non fare il casalingo, etc… E la escort, la parafiliaca, il gay, il casalingo, la suora etc.. Facendo queste scelte vanno contro le norme secondo le quali l’uomo agisce? Vanno contro la morale? Stando alla definizione se sono corretti, onesti, ligi al dovere e non minano diritti altrui no.

DEF:MORALISMO: Rigido e spesso preconcetto giudizio nel campo della morale, spec. nella valutazione del comportamento altrui. Non devo aggiungere altro perché la definizione parla da se. Le scelte alternative non vanno contro la morale ma ad un moralismo che è un PREGIUDIZIO ossia GIUDICA a prescindere prima di conoscere.

 

Ma in tutto ciò c’è un ma fondamentale. Sebbene essere parafiliaci è una scelta che non è amorale o immorale, le persone parafiliache possono minare la morale sociale se utilizzando le loro parafilie fuori luogo. Insomma, il gay travestito da pin up con tacco 15 e parrucca che va al lavoro conciato così va contro la morale pubblica. L’esibizionista o la mistress che vanno in giro con una persona a quattro zampe in centro a Roma violano la morale pubblica e così dicendo. Non è la scelta parafiliaca che viola la morale ma gli atteggiamenti sbagliati che possono venire utilizzati in contesti nei quali è vietato l’uso di quegli stessi atteggiamenti. Quindi il concetto di trasgredire la morale pubblica non è da etichettare alla categoria parafiliaca, o escort, ma ad personam ossia all’abuso di certi atteggiamenti che non devono assolutamente contaminare le regole del buon gusto. E’ come pretendere di andare in chiesa con la minigonna o le maniche corte. Non si fa. Quindi anche noi parafiliaci abbiamo il DOVERE di rispettare luoghi, ambienti, situazioni nei quali è previsto un determinato CODICE DI CONDOTTA MORALE che ricordo per chi non lo sapesse è il buon costume e l’ insieme delle norme che regolano la vita pubblica e privata delimitando atteggiamenti non conformi.

E tornando a monte, perché stai male se sei pregiudicata e non giudicata, da chi non ti conosce? Se mantieni private le tue parafilie o le svolgi in luoghi pubblichi preposti, se non violi la morale e il buon costume cosa ti fa male? L’essere pregiudicata? Vedi, a volte bisogna trovare il coraggio di sapere ammettere che scegliere una strada che socialmente non è accettata per colpa di retaggi tradizionali e culturali geneticamente radicati in noi e pregiudizi moralistici porta sempre a delle conseguenze. E se ciò che cerca una persona parafiliaca, o gay o l’uomo casalingo, o la donna che fa il muratore è l’approvazione popolare, beh allora oggi come oggi non la troverà. Ma non perché va contro la “morale”.L’ha smentito la stessa definizione che di certo non ho scritto io. Ma è rea di avere fatto una scelta pregiudizievole secondo dei canoni di costume. Quindi la sola cosa da fare per stare bene in con contesto pregiudizievole, è vivere serenamente le proprie pulsioni, non aspettandosi che le persone che non le condividono e che non le comprendono le approvino. Ma rimane il fatto che abbiamo il diritto/dovere di avere coscienza che tutto ciò non è illegale, amorale, anti etico e non trasgredisce alle regole morali. E finendo con la tua ultima domanda: “ quale è la linea di confine corretta da usare in tutte quelle scelte che vanno contro ai canoni tradizionalistici radicati nell’essere umano” la risposta è:

Quella di non violare l’etica civica, la legge, la morale ( e non il moralismo) di non calpestare o abusare dei diritti di nessuno e in campo parafiliaco di sapere fare avendo un metodo preciso, senza abusare di strumenti con supreficialità e ingnoranza o delle proprie capacità. Solo quella è l’unica linea di confine da rispettare. Se poi gli altri non condividono la nostra scelta e vivono con l’indice puntato pazienza. Il nostro benessere personale lo conosciamo solo noi e solo noi sappiamo come raggiungerlo sempre e solo nel rispetto di tutti.

Miss Elisa Visconti

 

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Filed Under: LA SOCIOLOGA RISPONDESociologia delle parafilie

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avatar About the Author: Sociologa, Coach, Giornalista e Scrittrice. Studiosa e ricercatrice dei comportamenti sociali e parafiliaci sia in chiave asintomatica che in chiave deviata in contesti relazionali, sociali e criminali. Produttrice di format tv, Presidente Nazionale di Alleanza Italiana, Fondatore del gruppo Alleanza.

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  1. avatar elisavisconti scrive:

    Ti capisco e non sei il solo, ma complimenti per il coraggio di averlo esternato, le parafilie detto terra a terra sono le fantasie che tutti abbiamo dentro di noi, dall volere spalmare la nutella sul corpo della nostra partner a quelle più specialistiche come quelle utilizzate nel femdom ossia nell dominazione, ad esempio. ma rimane il fatto che anche farsi legare nel letto con la calza velata è già una parafilia..nulla di così anormale o trasgressivo come molti sbagliando sono portati a credere. Ecco perchè sostengo che tutti siamo parafiliaci. Poi di certo ci sono oparafilie più soft e più “a norma” e parafilie più specializzate adatte per un certo tipo di intenditore…. E poi ci sono quelle illegali, come la pedofilia, la necrodilia, il,cannibalismo e via dicendo. E’ un mondo enorme, e la mia azione sta propio nel cercare di equilibrarlo.

  2. avatar simone scrive:

    signora Elisa accidenti ho letto il blog ma confesso la mia ignoranza non conosco cosa sia la parafilia devo guardare sul vocabolario.

  3. avatar Letizia scrive:

    Gentile Elisa,
    non nascondo la mia emozione nel vedere la mia lettera pubblicata, nel leggere la tua (perdonami il tu) risposta e nel constatare che dopo è nato un dibattito molto interessante che spero prosegua.
    Sono d’accordo come sempre con tutto ciò che scrivi, per questo metterò in risalto nella mia risposta quello che invece penso che differenzi il mio pensiero dal tuo.
    Ho notato che tu sottolinei spesso quanto sia importante non violare l’etica civica, la legge, il buon costume. Posso essere d’accordo, ma non sempre.
    Non sopporto la trasgressione, ma la provocazione è assolutamente legittima, è parte fondamentale della vitalità. Talvolta la provocazione deve essere scioccante, deve passare attraverso gesti che minano “solo in apparenza” le norme comuni, il buon senso, dico solo in apparenza perché lo fanno solo per rinvigorirlo, per dargli un nuovo significato. Negano per affermare, nel quadro di quello che Duchamp chiamerebbe una “antiestetica contro una morale anestetica”.
    Insomma, se passa un esibizionista in giro con una persona a quattro zampe in centro a Roma, io lo abbraccio e lo bacio pure.
    Rimane comunque da sottolineare che questa provocazione che io ammiro non ha niente in comune con le urla dei personaggi televisivi che ho letto citati in alcuni commenti, da cui giustamente tu prendi le distanze e con i quali spero non ti confonderai mai.
    Cordiali Saluti, Letizia

  4. avatar ben scrive:

    va bene Miss Elisa, dovrei forse avere qualcosa di pronto, di più approfondito… dovrei dare uno sguardo e dare eventualmente una sistematina, invierò il prima possibile.
    solo una puntualizzazione: è vero che Adler è datato, però modi di pensare simili al suo esistono e persistono ancora oggi, per questo lo utilizzo come esempio. inoltre, se si paragona il pensiero di adler a quello di Freud, di cui adler fu collaboratore e seguace prima di dissociarsene, si vede, nonostante l’epoca fosse la stessa, una diversità di prospettive considerevole. è vero che la dottrina freudiana può risultare sotto certi aspetti ambigua, e a sua volta datata e superata, però ricordiamo che Freud era quello dei bambini perversi polimorfi,
    e del Disagio della civiltà (che tanto turbò adler), secondo cui l’individuo è destinato ad essere un nevrotico perchè necessariamente represso dalle regole sociali. in fondo, anche a quell’epoca un pensare diverso era possibile,
    c’era già stato Nietzsche (che adler non ignorava) e l’anarco-individualismo di Stirner, volendo poi c’erano già stati, molto prima, Sade e Sacher Masoch, ecc., ecc.. Adler era socialista, e riteneva che la sua dottrina fosse perfettamente compatibile coi valori cristiani.. se a “cristiani” sostituiamo “borghesi”, con tutto ciò che questo comportava e comporta, si capisce come e perchè il suo fosse un rifiuto, dal suo punto dista un rifiuto “morale”, di certe forme di pensiero e di certe forme di condotta che anche a quell’epoca erano già più che pensabili.

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