Fantasticare sulle parafilie.La delusione del sogno quando diventa realtà.
By Elisa Visconti on lug 05, 2011 with Commenti 5
Quanti di voi sono rimasti delusi da una fantasia quando l’avete trasformata in realtà? E quando succede ciò non fornisce un senso di frustrazione? Non iniziate a indagare sul perché e il per come ciò possa essere accaduto? E non date forse colpa alla situazione sbagliata, o al fatto che forse lo avete fatto con la persona sbagliata? Se è pur vero che a volte possa proprio capitare che non scatti quel feeling necessario tra due partner affinché il sogno si possa realizzare appieno attraverso i giochi di ruolo, c’è una componente fondamentale che però molte persone non prendono in considerazione. Il fatto che alcune fantasie, per essere considerate efficaci debbono rimanere tali. Dr.ssa Elisa Visconti.
Buon giorno dottoressa,
Le scrivo per esporre un problema enorme. Io ho provato molte volte a capire quali siano le mie parafilie. Ho scoperto che quelle che credevo parafilie si sono rivelate essere solo fantasie immaginarie, nel senso che quando abbiamo provato io e la mia compagna a metterle in pratica si sono dimostrate delle stupidate colossali e sono istantaneamente sparite dalla mia testa. Però mi sono accorto che era il mio cervello a sintetizzarle volta per volta per qualche oscuro scopo. Credo che lo “scopo” fosse in realtà mascherare la parafilia vera, finora non ho capito di cosa si tratti. L’unica cosa che ho capito è che ho un forte desiderio di mettermi in un certo modo a disposizione della mia partner. Credo per giunta che questa cosa abbia origine più nella parte platonica dell’amore che in quella sessuale. Ho continuamente il desiderio di donarle il mio corpo e di lasciarle libertà totale sul cosa farci (rimanendo consenziente ovviamente). Quindi è lei che esplora, inventando i modi. Quindi ciò che è importante per me non è una pratica o l’altra, cosi come non posso dire di aver scoperto particolari pulsioni parafiliache, quello che conta è che sia lei a giocare con me nel modo che ritiene più opportuno. Forse è solo un modo strano di manifestare bisogno d’affetto, chissà… oppure forse è il conflitto con mia madre o una conseguenza di non avere fatto il militare…
Ora leggendo la sfilza delle parafilie riconosciute e delle pratiche sul Suo sito mi viene il dubbio che anche per altri possa valere un discorso simile al mio, ovvero che ci sia nel soggetto una ricerca subconscia di tendenze “raccontabili” che potrebbero essere tentativi fantasiosi del subconscio di nascondere la parafilia principale che, in quanto prodotto di complesse interazioni culturali, spesso non è evidente. E’ chiaro che si ha una forte voglia di qualcosa ma non si sa di cosa per cui, si va per tentativi. Tenga presente che il “depistaggio” subconscio è un meccanismo comportamentale molto diffuso in cui si cerca di dichiarare intenzioni opposte a quelle reali per mascherare le proprie consapevoli debolezze. Le sarà sicuramente successo che qualcuno Le chiedesse un trattamento particolare per poi scoprire che non gli piaceva, oppure uno che pensava di essere qualcosa che non era… Avendo molta esperienza forse Lei è in grado in alcuni casi di smascherare e dare forma alla pulsione nascosta anche se lui te ne dichiara un’altra… Le è mai capitato?Diego.
Caro Diego,
le fantasia immaginarie di cui parli, ossia quelle che quando diventano realtà deludono colossalmente ti sembrerà strano ma solo circa il 70% del totale!! Una cifra assai alta . Pochi se lo aspettano e ancor meno lo sanno gestire. Diciamo che chi è esperto nel sapere gestire le proprie parafilie sa discernere quelle che debono essere praticate, da quelle immaginarie. Ma chi non lo è, si confonde e spesso rimane deluso quando mette in pratica ciò che nel pensiero lo fa letteralmente impazzire. E crede di avere sbagliato tecnica, partner momento o di non essersi capito. E ci si chiede: “Perchè nell’immaginario funzionava così bene invece nella pratica è stata una cocente delusione?”. In realtà per alcune fantasie è proprio così. Questa forma particolare di parafilia io l’ho chiamata la fantasia delle parafilie. E bada bene, non che perchè tale fantasia rimane rinchiusa nelle tua testa non possa essere ampliata! Lo può di certo, ma con la tecnica corretta, che non è mediante la messa in pratica della fantasia stessa mediante l’azione fisica, ma attraverso l’alimentazione mentale. Non puoi nemeno immaginare quanto possa essere eccitante mentalmente portare all’estremo le tue fantasie consucendoti all’interno di una viaggio parafiliaco immaginario. Ma di certo, bisogna saperlo fare. E la condizione migliore affinchè quasta tecnica funzioni si basa sull’ empatia, sulla fiducia, e sulla capacità di lasciarsi andare. Tu stesso mi parli di depistaggio del subconscio, che sai essere una manovra di difesa che l’inconscio applica quando siamo stati messi dinnanzi a situazioni di frustrazione o disagio tali da essere ritenute pericolose e troppo frustranti per essere gestite dal soggetto che non riuscirebbe a sopportarle. E sai che sono manovre di tutela automatiche utilizzate a livello inconscio più che altro dai bambini. In questo caso specifico però entriamo in un ambito che è quello psicologico. Io non faccio psicologia, benché l’abbia studiata, e benché ritenga fondamentale che nelle parafilie bi è una componente psicologiga e sopratutto emotiva scatenante. Ma la mia azione non è quella capire l’origine delle parafilie, che come molte peculiarità umane hanno comunque motivazioni legate ad un vissuto, ma saperle fare emergere e saperle fare gestire potendole condividere con serenità. Io utilizzo azioni cognitivo-comportamentali (ACC) che si fondano su pratiche emotive e fisiche; non su azioni psicologiche, o di esplorazioni mentali o del sub.conscio. Lasciamo fare agli psicologi, agli psichiatri e agli psico-analisti quel lavoro. Io lavoro nella sfera delle emozioni, non della psiche. Mediante ciò ho l’opportunità attraverso una verifica costante di verificare i risultati ottenuti, di variare le metodologie, di poterle intersecare e di poter effettuare un controllo sulla validità delle tecniche utilizzate. Sono tecniche che io stessa ho fondato e perfezionato legate ai metodi di allenamento del coach per fare emergere e sapere gestire l’immediato attraverso tecniche comportamentali precise e presenti. E in questo caso so esattamente di cosa stai parlando e posso rassicurarti del fatto che soprattutto per soggetti che non sono stati capaci di fare emergere le proprie parafilie, la fantasia immaginaria se applicata, può dare addirittura un risultato fuorviante se non l’opposto. Ti faccio un esempio che mi riguarda in primis, cosicché tu possa capire che anche io stessa detengo quelle che io ho chiamato la fantasia delle parafilie. Mi capitava anni fa, mentre stavo con il mio partner di eccitarmi mentre mi immaginavo legata e bendata come se io fossi una sottomessa. Ciò mi aveva disturbato, perché non solo mi aveva messo in crisi con la mia identità di dominante, poiché essendo all’inizio di conoscenza del mio sé parafiliaco ( ti parlo di circa 10 anni fa) stavo cercando di scoprire quali peculiarità avessi, ma perché ritenevo quel partner un sottomesso e di certo immaginarmi legata e bendata mentre stavo con lui lo ritenevo umiliante. Ma mossa da coraggio un giorno gli chiesi di farlo. E misi in pratica pedissequamente la mia fantasia immaginaria. Lo volli vedere come esperimento personale. Il risultato è stato molto deludente, ma nel mio caso liberatorio. Deludente perché mi resi conto che eccitarmi nell’immaginare fantasie di sottomissione su di me, aveva sortito l’effetto opposto quando le avevo trasformate in atti fisici. Liberatorio poiché da lì esclusi definitivamente la probabile componente switch che spesso molti dominanti hanno. E iniziai un percorso serio su me stessa di conoscenza dominante. Quell’esperimento però fu fondamentale. Perchè mi servì a chiarire il mio ruolo e ad escludere che io in quella parte non mi ci trovavo proprio. Non mi piaceva nulla, non mi eccitava nulla, anzi mi infastidiva, ma volli comunque andare sino in fondo. Mi resi conto proprio da li, che allora esistono fantasie immaginarie che è bene che rimangano come tali e che possono comunque essere coltivate attraverso tecniche di alimentazione emotiva senza che però diventino atti fisici. Esistono fantasie che eccitano solo se rimangono nell’immaginario. Come ad esempio immaginarsi per alcune donne di essere possedute da più uomini, o da donne, ma non per questo si sognerebbe di farlo. E se trasformerebbero in realtà casi in cui ciò che eccita è l’immaginazione e non l’atto pratico in se, ti posso assicurare che il risultato sarebbe addirittura controproducente. Perché non è il contesto sbagliato, o il partner, o la situazione. E’ sbagliato agire e contestualizzare quella parafilia d’immaginazione, che deve rimanere come tale affinché funzioni. Mi chiedi se le persone che incontro hanno fantasie che poi nel momento in cui le hanno realizzate con altri partner li hanno delusi? Ebbene si. Quasi ogni giorno mi chiamano persone che non sono riuscite a rendere eccitante una fantasia quando l’hanno trasformata in realtà. E mi chiamano per sapere perché e per come possa essere accaduto. A volte può capitare che sia accaduto per incapacità d’ azione pratica, o perchè il contesto era errato. Ma può capitare che sia accaduto proprio perchè tale persona ha cercato di trasformare in realtà la fantasia delle parafilie. Con ovvi risultati deludenti. Come spesso mi rendo conto che mentre una persona che mai si è sperimentata, e che desisera farlo, mi racconta di sue specifiche fantasie, che mai ha realizzato, il suo percorso non deve essere quello disciplinante, ma quello di alimentazione emotiva. E anche se apparentemente rimane delusa quando alla stessa propongo sessioni emotive che apparentemente non realizzano quella direzione, si eleva quando il risultato mi conferma che la sua parafilia e quella della fantasia parafiliaca e che per essere soddisfatto deve agire in quella direzione. Ma è proprio perché sono consapevole che un conto è eccitarsi mediate la fantasia, un conto è trasformare la medesima in realtà mantenendo inalterato o addirittura ampliando il grado di eccitamento, che nelle mie sessioni di consulting soprattutto se abbisognano di una parte pratica, verifico ciò. E se per esperienza acquisita è di norma per me riuscire a capire se una persona è mossa dalla fantasia immaginaria o dal fatto che la sua parafilia diventi realtà, diventa impegnativo e stimolante coadiuvarli in un percorso emozionale per fare emergere invece quelle parafilie latenti che la stessa non sa nemmeno di avere. E in base a ciò suggerisco la strada da intraprendere. Perché sempre si parafilia si tratta, ma va saputa gestire per entrambi i casi diversamente.
Dr . ssa Elisa Visconti
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About the Author: Sociologa, Coach, Giornalista e Scrittrice. Studiosa e ricercatrice dei comportamenti sociali e parafiliaci sia in chiave asintomatica che in chiave deviata in contesti relazionali, sociali e criminali. Produttrice di format tv, Presidente Nazionale di Alleanza Italiana, Fondatore del gruppo Alleanza.
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Sì Miss Elisa, avete ragione. è chiaro che il contesto e la sintonia con l’altra persona sono basilari..è che a volte anche nel contesto giusto e con la persona giusta capita di non sentirsi, come dire, del tutto presi…ma questo, appunto dev’essere un mio problema, l’essere sempre molto razionale, anche troppo, e di conseguenza a volte non godere appieno di tutto ciò che può dare una relazione.
per quanto riguarda il masochismo..beh avete ragione anche su questo, non esiste, credo, un masochismo fisico “puro” per cui si gode di qualunque dolore in qualunque situazione, è la Persona (o la “Dea”..) che regala il dolore, oltre al contesto, a dare un senso e un valore a quel dolore e a renderlo “buono” e piacevole. Voi dite che bisognerebbe chiedersi se masochisti si nasce o si diventa, ed eventualmente come diventarlo correttamente…che lo si nasca o lo si diventi è difficile dirlo, si dovrebbe conoscere nel profondo una persona e la sua storia per saperlo. quello che so, e direi che è cosa nota, è che ci sono persone che amano e ricercano il dolore fisico, io ho visto persone che si facevano fare cose anche pittosto dure magari da Dom appena conosciuti, mentre ci sono altre persone che pur temendo il dolore fisico si sforzano di sopportarlo per la loro Dea ogni volta che Lei ritenesse di doverglielo infliggere per qualche ragione, e il loro godimento deriva dal donarsi a Lei, dall’annullare la propria volontà per la Sua. io credo di far parte di quest’ultima “categoria”, per cui non sono proprio masochista…diciamo che, chissà, forse con la Domina giusta potrei anche diventarlo, ma sarebbe sempre per il piacere di Lei in primis, almeno questo dovrebbe essere lo spirito.
poi, ovviamente tra il “masochista masochista” e il sub che accetta di subire il dolore per la Dea penso ci siano vari gradi intermedi o, per meglio dire, sfumature…e mi viene in mente che di sfumature potrebbero essercene anche tra le fantasie parafiliache che daranno piacere vero una volta realizzate e quelle che per non deludere dovrebbero restare “fantasia di parafilia”. voglio dire, forse alcune di queste fantasie di parafilia è meglio non vengano messe in pratica, ma altre magari, sempre nel contesto giusto e con la persona giusta e senza forzature, se si realizzasse una serie eccezionale di circostanze, magari anche solo una volta nella vita potrebbero risulare soddisfacenti. è un’ipotesi….
trovo comunque molto interessante come ponete la questione…la parafilia di fantasticare sulle parafilie, cioè un godere basato sulla fantasia, in un certo senso come interiorizzato, che però se condiviso con la persona giusta immagino possa essere un’esperienza molto forte, in cui le persone coinvolte possono riuscire a sperimentare una sintonia ed un’unione fortissime.. e poi sono molto incuriosito dai concetti di “alimentazione emotiva” e “sessione emotiva”
un ammirato saluto Signora!
Ben in ciò che citi è fondamentale il feeling, l’empatia che si instaura tra due persone che si relazionano in un gioco di ruolo. Invero è fondamentale la “concentrazione” che non deve essere vista come una sorta di inibitore emozionale, ma come tramite. Il dolore fine a se stesso non può dare piacere, mai e in nessun caso nemmeno per il più grande dei masochisti. Sennò se fosse fatto da persone diverse in contesti diversi ogni volta creerebbe quella risultante. E’ la contestualizzazione che crea il piacere, quindi l’emotività legata ad una specifica situazione e data da una specifica persona. Ti faccio un esempio. Se tu riesci attraverso il dolore dato dalla tua partner a eccitarti mentre si diverte a tirarti i testicoli, tanto da espodere non credo proprio che proveresti la medesima reazione se a tirarteli fosse un tuo amico anche solo per scherzo! Anzi la cosa ti urterebbe. Eppure meccanicamente non è la stessa cosa?
Allora cosa cambia?? Ora comprendi? Ciò che dovresti chiederti è invece se masochisti si nasce o si diventa, e se si diventa masochisti, com’è possibile farlo nel modo corretto. Buona giornata.
io andrei ancora più in fondo alla questione allora certe fantasie è giusto che rimangano tali, ma è così anche per quelle fantasie al limite come le chiama lei Signora? E in quel caso sarebbe corretto fomentarle con la metodologia emozionale comportamentale?
RC
Ammetto di non saper trattare in modo completo questo argomento, e preferisco seguire quello che scriveranno altri..
Ma sottolineo che è molto interessante, e che un complimento va a chi lo ha proposto ed a Miss Elisa, che lo ha sviluppato su una linea di livello..
Un saluto
Manlio
Salve Miss Elisa!
devo dire che il Vostro approccio alla questione mi pare molto corretto e condivisibile. vorrei solo approfondire un aspetto “collaterale” dell’argomento trattato. ossia: è possibile che una pratica parafiliaca desiderata risulti, nel momento in cui si pratica, poco soddisfacente non tanto perchè si tratti solo di quella che Voi definite “fantasia delle parafilie”, ma perchè, pur essendo una parafila che autenticamente caratterizza la persona che la va a praticare, è presente forse nella persona in questione un problema di altro tipo, magari un atteggiamento emotivo sbagliato?
a me è capitato per esempio di mettere in pratica delle fantasie parafiliache che sentivo fortissimamente di dover realizzare, e a volte è stato soddisfacente, a volte meno…voglio dire che in alcuni casi mi sono sentito parecchio distaccato da ciò che facevo, che non mi risultava spiacevole, nonostante a volte comprtasse del dolore fisico non facilissimo da sopportare, ma che nemmeno mi coinvolgeva quanto mi sarei aspettato e quanto poi, invece, mi coinvolgeva al momento di riviverlo col ricordo. questo suppongo dipenda più che altro da un problema che ho a lasciarmi andare, soprattutto negli ultimi anni (perchè da adolescente quando mi capitavano certe cose le assaporavo un po’di più)..una difficoltà che ho a vivere emozionalmente e sensualmente le situazioni concrete, tendendo invece a mentenere sempre “accesa” la parte lucida razionale…al che, in alcune situazioni, bisognerebbe forse aggiungere che il dolore fisico, se non è molto masochisti o molto abituati a subirlo, porta a dover mantenere una concentrazione che forse per qualcuno è un po’ nemica del vivere emotivamente in maniera piena quello che si sta facendo e i doni che si ricevono…
cosa ne pensate Signora?
un carissimo saluto!