Il rispetto e l’esempio.Questi atteggiamenti oramai dimenticati.
By Elisa Visconti on feb 02, 2012 with Commenti 1
Quali sono le motivazioni di questa crisi violenta umana? Cosa impone a tutti noi il diventare asuefatti al male e indifferenti al male altrui? Ogni angolo di paradiso necessariamente deve contenere un suo inferno? Perchè il bisogno di emergere rovina il collettivo? Chi può dire cosa è giusto e cosa è sbagliato?Su che parametri posiamo giudicare gli altri? Su cosa si fonda il rispetto? E’ corretto insegnare una cosa se poi al lato pratica si fa l’opposto?
Partiamo con la definizione. Sapete che cosa significa avere rispetto? Significa osservare in modo puntuale una norma,, significa adempire in modo scrupoloso ad una data situazione. E infine significa avere considerazione, attenzione per le opinioni altrui essendo consapevoli dei meriti altrui.
Rispetto quindi, non significa aspettarsi che perchè adulti, perchè anziani, perchè aventi uno status importante che la gente lo debba riconoscere dimostrandolo poi attraverso comportamenti riguardosi o lusinghieri al di la del merito personale. Il rispetto, per paradosso, non rispetta luoghi comuni, status, potere o età anagrafica. Il rispetto è dovuto ad ogni essere umano indistintamente. Incredibile vero come cambiano le retrospettive quando semplicemente si conosce in modo profondo il significato delle parole che troppo spesso fuorviamo ed utilizziamo scorrettamente. Detto ciò, in quest’ anno di attività il gruppo La Sociologa Risponde ha lentamente consolidato una fiducia reciproca, nata dal rispetto reciproco, dall’educazione, dalla coerenza dimostrata per poter discorrere propositivamente sul fatto che spesso domande ovvie non nascondono l’ovvietà delle risposte, nè risposte scontate. Ma risposte soggettive e interpretate a seconda il proprio modo di vivere la vita e di farne esperienza. Proprio il rispetto verso questa diversità di visione ed opinione, fa del gruppo, un agorà di utenti che liberamente senza sentirsi giudicati possono esprimere il loro punto di vista confrontandosi a volte imparando a volte facendo imparare. Perchè la risposta giusta per Piero, non è quella giusta per Francesca (NDR nomi di fantasia) e così via. Tutto ciò forma una crescita emotiva, morale e di spessore di coloro che contribuiscono a mettersi anche in discussione, cosa molto difficile da fare. Ma, cosa ha coeso realmente il gruppo? Cosa lo distingue rispetto a tutti quelli che si snodano nelle varie comunità? Due cose semplici ,ma che hai mè e hai noi sono state dimenticate. Il rispetto per l’altro e la coerenza che il dire corrisponde al fare determinando quindi il buon esempio.
Questi, di fatto, debbono essere gli unici parametri che debbono essere presi in considerazione per migliorare la nostra condizione personale, quella dell’uomo e la vita sociale umana . E il rispetto non è una forma di amore? Amore per il prossimo?
E il buon esempio non è la certezza che ciò che diciamo è giusto perchè lo usiamo pure noi? Non è la migliore forma di insegnamento produttivo?
Ognuno di noi non ha solo il diritto ma soprattutto il dovere, di dire la sua, d’ intervenire in un angolo che si sta sempre più impegnando nelle democrazia sociale, nel rispetto e nell’ascolto. Ma…… c’è un ma….. Il gruppo La Sociologa Risponde è consigliato solo per uomini e donne che amano. Ossia che mostrano rispetto gli uni per gli altri e coerenza.
E come questo gruppo anche Alleanza Italiana si nutre di questo spirito, lo spirito dell’amore.
Che non è buonismo, porgere l’altra guancia, sottomettersi, dipendere, ma e il mostrarsi tesi all’accettazione del pensiero altrui, mostrarsi tesi nel sapere ascoltare e nel sapere porre domande, richieste e delucidazioni senza mostrare aggressività. Senza porsi in modo artefatto o evidentemente interessato dimostrando una coerenza integra. Gli unici interessi che debbono intercorrere tra chi crede nella moderazione e nella divulgazione dell’integrità sono quelli dell’ascolto, della condivisione e della moderazione.
Atteggiamenti purtroppo che si sono via via andati a perdere. Forse per paura di essere raggirati, aggrediti, usati, raggirati si ha preferito imparare a disistimare gli altri a priori come mezzo di contatto preliminare, cercando a tutti i costi dietro di loro l’altra faccia, quella che più temiamo, per essere certi di avere fatto la mossa preventiva giusta perchè si è certi, che le persone si muovano esclusivamente dietro la parte oscura, quasi fosse naturale possederla.
Ma se fosse così sarebbe prevedibile che ognuno di noi la possegga. Compreso chi diffida.
E con tale scusa, la scusa di non essere vittime, per primi si attacca. E le nostre mosse diventano l’opposto di ciò che si predica non rendendosi conto che l’insegnamento che passa nei messaggi non è ciò che poi si predica, ma come si razzola.
Nel mondo, anche se il rispetto è diventato raro, rimane in essere la formula, che : ” il peso di una persona è rappresentato dalle sue azioni e non dalla parole. E senza le prime, l’individuo non è credibile”.
E per piacere, non diamo colpa del cambiamento alla corruttibilità di un “Sistema” che quando andrebbe indicato e scovato dandogli un nome, dei responsabili umani e una collocazione non sappiamo mai a cosa o chi viene riferito. Oramai la giustificazione che si utilizza quando si è prevenuti, quando si sbaglia, quando si è scoperti non è l’auto critica, ma è il fornire la colpa ad un entità astratta (il sistema appunto) per evitarne di esserne responsabili.
Questo “sistema” è diventato un fantasma-scusa crea danni e impossibile da stanare ma così facile da colpevolizzare. Ma se si chiede chi o cosa è il sistema, la tabula è rasa. E le risposte sono : Il sistema è il sistema.
Sono certa che per tornare a dare valore alle cose e anche alle proprie singole responsabilità e necessario riprendersi in mano sé stessi, imparando che anche un errore, se accettato o dichiarato fa di una persona una persona degna, forte e soprattutto responsabile.
Perchè è naturale che con questo modo non responsabile, non integro di portare avanti le cose, i giovani a loro volta ne diventino cattivo esempio. E se lo siamo noi, come possiamo pretendere che diventino buoni esempi loro?
Come i rapporti relazionali anche la politica risente di questo cattivo vezzo comportamentale.
Quindi anche qui, per potere fare qualcosa di diverso, per poter portare un contributo impegnato e propositivo, è necessario svestirsi dai ruoli di “potere sistematici” e ritornare ad essere responsabili e integri e rispettosi e dare il buon esempio. Ossia è necessario ritornare ad amare.
Infine, ringrazio tutti coloro che partecipano al gruppo La Sociologa Risponde arricchendo quest’ angolo, e ricordiamoci sempre di farlo con amore e il rispetto di chi ci mette la mente e il cuore per scrivere, anche se non si è d’ accordo.
E per chi volesse entrare in Alleanza Italiana ricordo. Alleanza Italiana è un organismo formato da gente di vari partiti e con nel cuore dei propri ideali, abbiamo persone di sinistra, ex socialisti, lega, destra, rifondazione partiti per i pensionati persino anarchici e disaffezionati dalla politica… e insieme, al di la dei singoli ideali, stiamo creando delle alternative territoriali forti e tese al collettivo…. Poi ognuno è libero a coltivare dentro di sè la propria inclinazione ideologica, ma in Alleanza si va oltre.
Alleanza Italiana per la gente comune, per la gente che rispetta, che fornisce il buon esempio e che quindi ama.
Se sei in mimesi con noi, se vuoi contribuire ad un cambiamento iscriviti e candidati in Alleanza Italiana.
Dr.ssa Elisa Visconti
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About the Author: Sociologa, giornalista e scrittrice.Studiosa e ricercatrice dei comportamenti parafiliaci sia in chiave asintomatica che in chiave di disturbo in contesti relazionali, sociali e criminali. Produttrice di format tv, coaching, fondatrice dell'associazione VIVID a tutela delle vittime della violenza familiare, relazionale, professionale e domestica.Co-fondatore di You Coach Italia. Sensibilizzatrice su problematiche legate alle parafilie e ai comportamenti relazionali, sulla legalità e all'educazione civica e sociale. Presidente Alleanza Italiana. Segretario Nazionale SCSD.
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“Invecchiare che orrore” diceva mio padre. “Ma è l’unico modo che ho trovato per non morire giovane” (Daniel Pennac)…ma forse ci si dovrebbe chiedere se è degno vivere in una vita senza felicità. Giorgio B.